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A Pick Gallery ospita il primo speed date fotografico YOU AS ME / Nei panni degli altri

Via Galliari 15/c 
11 Giugno @ 15:00-20:00
  • Questo evento è passato.

Uno speed date fotografico di Irene Pittatore
Con riflessioni di Isabelle Demangeat

A Pick Gallery
Via Bernardino Galliari 15/C a Torino
Sabato 11 giugno 2022, ore 15.00 – 20.30

 

Questo tessuto scivola sulla mia pelle. Faccio fatica a capire come indossare questa camicetta. Dove si allacciano questi pantaloni? I bottoni sono al contrario… Cosa mi succede quando le gambe accarezzano l’aria in modo diverso, quando entro nei panni di un’altra persona?

Un esperimento che sa rimanere gioioso sebbene sia meno innocente di quanto sembri. Un gioco che fa sorridere, a volte ridere, e che solleva numerosi interrogativi.

Indossare i vestiti di un’altra persona ci permette di entrare nella sua pelle?
Cosa offro di me all’altro/a scegliendo questo colore, questo tessuto?
Quale immagine di me vedo riflessa attraverso la macchina fotografica?
Quali miei limiti segnala, quali possibilità suggerisce questo abito sconosciuto?
Come risponde il corpo quando entra in contatto con queste sensazioni insolite?
Che cosa mi fa sentire autorizzato o mi impedisce di uscire con questi abiti indosso?
Di quali ruoli mi parlano questi abiti?
Cosa potremo scoprire di noi, delle nostre relazioni, in queste istantanee?
Cosa, lentamente, la Polaroid rivela di te, di noi, di me?

Sabato 11 giugno 2022, 20 persone hanno partecipato allo speed date fotografico da A Pick Gallery, sotto lo sguardo di Irene Pittatore e della sua macchina fotografica Polaroid. 10 duo. Duo effimeri: madre-figlia/o, amiche e compagni/e, ma anche sconosciuti/e che hanno provato a mettere in discussione codici legati al genere, all’età, all’individualità, al senso estetico. 

Il progetto YOU AS ME / Nei panni degli altri che Irene Pittatore ha avviato nel 2017 ha trovato un’altra forma di espressione e si è aperto a nuove esplorazioni. Una selezione delle 120 fotografie Polaroid realizzate saranno in mostra da A Pick Gallery dal 13 al 25 giugno 2022, in occasione della mostra collettiva Body frame.

Fotografie di backstage: Isabelle Demangeat e Irene Pittatore

 

Le domande poste ai/alle partecipanti

Quali tratti della persona di cui hai scelto di indossare gli abiti vorresti portare con te?
Che cosa rimane di te negli abiti che hai proposto di indossare all’altra persona? 

 

 

Comfort e gioia
Verena e Pedro (madre e figlio)

“Con la camicia di Pedro vorrei portare con me il suo abbraccio, che è il miglior luogo al mondo dove poter stare. Nei miei shorts, che Pedro ha scelto di indossare, lui intercetta qualcosa della mia allegria: Mamma ride!”

 

Saldatura e memoria
Maura e Pier (coppia)

“La tuta da saldatore per me rappresenta la solidità. Saldare qualcosa, tenere unito. Vorrei portare con me la solidità di Pier legata alla sua meravigliosa leggerezza. Il mio abito che Pier ha scelto di indossare è un nido per me, il mio ascolto, la mia fragilità nella mia sicurezza”.

“Maura imprime memoria da sempre, con equilibrio, determinazione e delicatezza, tre elementi che voglio portare con me, che si percepiscono sulla pelle sotto l’abito che indosso. La tuta da saldatore è il mio quotidiano, la mia corazza, il mio habitat: un luogo dove so di essere a casa, anche se casa non è”.

 

 

Cura e leggerezza
Bibi e Carolina (amiche)

“Gli abiti di Bibi, come lei, mi parlano di cura di ogni particolare. Vorrei portare con me il fatto di essere una persona un po’ più riflessiva, che pensa di più alle conseguenze. Bibi mi trasmette un senso di organizzazione e calma”.

“Carolina è un’amica che mi mette sempre a mio agio. Anche i suoi abiti trasmettono un senso di comodità e comfort. Vorrei portare con me la sua capacità di semplificare l’intricato e di affrontare le cose con uno spirito più lieve”.

 

 

Cultura e allegria
Paola e Daniela (amiche)

“Ho scelto di scambiare i miei abiti con Daniela perché siamo amiche da tanti anni anni, ma negli ultimi dieci ci siamo un po’ perse. Sapevo che avrebbe potuto apprezzare questa idea. Ho portato per lei uno spolverino arancione, un capo che amo per tessuto, taglio e colore. La shopper del mio progetto Mots_valise e molti accessori grandi, colorati, che rompono un po’ il look total black che mi caratterizza. Di Daniela apprezzo – e vorrei assorbire attraverso gli abiti – l’allegria, la positività, l’ottimismo; ha una risata contagiosa, capace di esplodere durante una conversazione e trascinare. Il suo fou rire.”

“A Paola propongo lo scambio dei miei abiti quotidiani, un paio di jeans e una t-shirt nera, in cui mi sento sempre a mio agio. Sentendola parlare di sé, talvolta mi pare abbia una percezione un po’ distorta del suo corpo, che vorrei potesse ridimensionarsi. Di lei apprezzo molto la curiosità, la cultura vasta le cui tracce vorrei potessero rimanermi addosso, nonostante l’arancione, un colore che non sono abituata a indossare!”.

 

Cipiglio e indipendenza
Alessandra e Carolina (madre e figlia)

“Carolina e io siamo molto simili. Viviamo insieme. Mi accade di riconoscermi in lei: in altri tempi, negli stessi spazi. Se chiudo gli occhi e penso a Carolina la vedo vestita così: catene, anfibi, magliettone. Vorrei mi rimanesse addosso il suo cipiglio, la sua presenza. Il suo stare nella vita a testa alta. Le ho proposto di indossare un abito che amo molto, per forma, tessuto e colore”.

“Ho accettato subito la proposta di mia madre, anche perché questo progetto mi interessa. Ho scelto per lei abiti e accessori che più mi rappresentano, in cui mi riconosco e che indosso tutti i giorni. Ho molta stima di mia madre. Della sua indipendenza di donna e di mamma, del suo modo di affrontare le cose e i problemi. Mi ha cresciuta con principi e modi di fare che trovo molto apprezzabili. Lei sa tutto di me. È una mia copia, solo più grande. Quello che io penso, lei l’ha già pensato. Indossare il suo vestito non è facile per me, mi sento esposta, non totalmente a mio agio”.

 

 

Traccia e differenza
Greta e Silvano (coppia)

“Quando toglierò i vestiti di Silvano vorrei che rimanesse su di me quella leggerezza con cui talvolta se ne va in giro. I miei abiti, che ha scelto di indossare, dicono di me che sono un po’ vintage e un po’ seriosa. Alla ricerca dell’unicità”.

Negli ultimi anni, ho provato spesso a mettermi nei panni di Greta. Oggi ho voluto farlo concretamente, indossando i suoi vestiti. Dall’esperienza YOU AS ME porto via che gli abiti di Greta, pur comodi, non sono così confortevoli come mi ero immaginato dai suoi racconti. Sono confortevoli per lei, non tanto per me: mi porto via che Greta è diversa da me in modi che a volte non capisco, e che sono una grossa parte di noi. È una fortuna. Greta, a sua volta, ha scelto di indossare i vestiti che mi rappresentano più intimamente: informali, semplici, pochi e vagamente curiosi. È così che mi piace essere”.

 

Gratitudine e disintegrazione
Irene e Silvia (blind date)

Quando Silvia ha scelto di partecipare a YOU AS ME, ho pensato che il suo blind date avrei voluto essere io. Ho una grande considerazione del suo lavoro di antropologa e docente, così come del suo approccio alle cose, morbido, attento, complesso e orientato alla soluzione. In questo momento di trasformazione e vulnerabilità, vorrei poter alleviare la sua fatica, farmene un po’ carico, accompagnarne scoperte e rivelazioni. E al contempo poterci permettere una bolla di ascolto, un interstizio nel quale ero certa si sarebbero trasfuse molte silenziose reciproche attenzioni. Gli abiti che le ho proposto di indossare sono parte del mio quotidiano, un semplice top nero, doppio, che è quasi una divisa per me, con un velo trasparente che ne muove un po’ la sobrietà, e una gonna da bambina piena di stelle dorate, il primo acquisto al mercato di Bordighera dopo il confinamento”.

Da tempo volevo prendere parte al progetto YOU AS ME. E finalmente ho avuto la certezza dell’abito che avrei voluto portare. La camicia da notte che – esattamente un mese fa – ho indossato dopo il parto, e nei giorni a seguire. Un indumento che non ho mai usato prima. Appartiene a un’amica che ha un bambino di un anno e che, con il suo compagno, è stata fondamentale nel nostro percorso di gravidanza. Il parto, e i giorni seguenti, sono stati un’esperienza inimmaginabile, seppure credessi di essere preparata… L’immagine che emerge è quella del disintegrarsi, un andare in pezzi in tutti i sensi. Non sono mai stata tanto “corpo”. Anche a livello emotivo, personale, di vita, un tentare di rimettere insieme le tessere di un mosaico che però crollava, e constatare che quel che si compone, si disegna non è più come prima. Una trasformazione ancora in corso, che mi permette finalmente di osservare l’esperienza, in parte traumatica, come qualcosa di fortissimo, che sceglierei di riaffrontare. Degli abiti di Irene vorrei potesse rimanere con me la grazia, la cura che ritrovo nel suo modo di parlare, di creare, di essere.

 

Rivelazioni e asterischi
Elena e Roberta (blind date)

“L’esperienza di YOU AS ME mi ha toccato corde inaspettate. Vedere stesi sul pavimento gli abiti che avevo portato, prima di fare lo scambio, mi ha restituito una fotografia di me senza il corpo. Una vista dall’alto, che parlava di diverse me. Cè un prima e c’è un dopo. Una sorpresa positiva, una mappa di cambiamenti. L’oggi è più giocoso e ironico di ieri. Anche indossati da Roberta quegli indumenti mi piacevano tantissimo. L’abito che non avrei allora indossato, il corpetto indiano, oggi lo potrei portare, è un oggetto/dono tornato abitabile”.

“È cambiato lo sguardo o il corpo?”

“Entrambi, o forse più lo sguardo. Si è ricomposta la relazione tra me e il mio corpo.
Negli abiti di Roberta ho sentito distanza dalle mie attitudini. O meglio, solo nella t-shirt, e non per la scritta, ma per il taglio, troppo largo per come abitualmente vesto. È sorprendente come lo stesso indumento vesta in modo diverso corporature simili. Il carattere di una persona, non solo il corpo, riempie l’abito.”

“Ho scelto questi indumenti, un paio di pantaloni neri e una t-shirt colorata, con la scritta Fuck patr**rcato, perché mi rappresentano. Li indosso quotidianamente, sono comodi e al tempo stesso versatili. Non conoscendo la persona che avrebbe scambiato con me i suoi abiti, li ho scelti perché sono inclusivi, possono essere vestiti da diverse taglie e al tempo stesso, soprattutto i pantaloni, a seconda dell’abbinamento, possono essere sia eleganti che sportivi. Il nero è il colore che vesto di più, l’ho abbinato a una maglietta colorata per esprimere, nel tempo, l’approccio mutevole al colore e la mia attitudine a sperimentare. La scritta, con asterischi sulla parola patriarcato, porta traccia del mio impegno quotidiano rispetto a questi temi”.

 

 

Profondità e corpo
Melina e Irene (blind date)

“Ho portato, per il mio blind date, un abito in lurex. Perché siamo sempre tutte in pantaloni… e per la sua luce, così poco torinese. Vorrei proporre un’uscita dal conformismo di questa città, ma nel rigore che mi appartiene. Di Irene apprezzo soprattutto la profondità. Io sono molto curiosa e superficiale, tendo a restare sulla cresta dell’onda, come una farfalla. Irene, inoltre, è sempre dalla parte delle donne, e questo è il tempo di lottare con le unghie e con i denti. Le persone come lei mi insegnano. Non mi sento mai completamente all’altezza, ma so che mi apprezza, e questo ci dà l’opportunità di confrontarci”.

“Conosco da poco Melina da vicino, ma osservo da tempo il suo lavoro, in particolare quello creato per artisti e artiste. Mi colpisce il suo saper dar vita a forme e strutture che sono opere, abiti che hanno forza, autonomia. Un dare corpo, timbro e identità al tessuto. Io le propongo una gonna da bambina, con la stessa idea di eccentricità e luce, il primo acquisto dopo il confinamento, e un top nero doppio, con una piccola deroga alla sobrietà”.

 

Onestà e linearità
Gaetano e Anna (coppia)

“Vorrei portare con me l’onestà di Anna, la sua scelta consapevole di essere pura e sincera, malgrado le conseguenze. Veniamo da famiglie e trascorsi diversi, abbiamo modi differenti di affrontare gli inciampi della vita. In molti frangenti vorrei coprirmi di lei per poterli superare. Mi guardo su Anna e mi ritrovo piramidale. Nell’intimità della nostra casa abbiamo giocato a scambiarci le vesti, ma mai, fino ad oggi, ci siamo riproposti di farlo in un luogo diverso. Lei indossa gli abiti che di solito uso per allestire le mostre, quelli da battaglia. Mi ci rivedo attivo e contento di ciò che faccio”.

“Vorrei portare con me la linearità di Gaetano. Nonostante i volumi, lo trovo sempre asciutto ed essenziale. Questa linearità è quella che più mi manca nel corpo, nel mio aspetto e vorrei farla mia almeno nei suoi panni. L’abito che Gaetano ha scelto di indossare grida la mia personalità: c’è tanto nero, il mio colore, tutto in una maglia usatissima, stretta e un po’ scomoda, ma che possiamo mettere entrambi. C’è la gonna che indosso raramente e che mi riprometto ogni volta di usare di più. Gli ho chiesto di allacciarsi anche la collana che lui ha fatto per me, complemento della maglia, in ogni occasione. È tutto se stesso, è tutta me stessa”.

Dettagli

Data: 11 Giugno
Ora: 15:00-20:00
Tipologia Evento:Mostra, Performance

Luogo

Dove: A Pick Gallery
Indirizzo: Via Galliari 15/c 
Torino, Italia

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